Ciao don Sandro!

Io non ti ho conosciuto come professore, ma come salesiano e assistente durante l’ultima ora di studio della giornata dei convittori. I compagni di scuola più grandi dicevano che eri molto testardo quando esigevi ordine in studio e negli altri ambienti e pulizia nel cortile: però, tutti ti ritenevano un padre attento e sensibile alle esigenze dei propri figli. Ai “primini”, poi, riservavi una particolare attenzione e sapevi rivolgere ad ognuno una parola di incoraggiamento o dare una tiratina d’orecchi, a seconda dei casi. Trascorsi i mesi iniziali di prima, mi hai incaricato di tenere a posto le riviste agricole della biblioteca, di andare a dare una mano allo spaccio della scuola ed aiutare nell’organizzazione della lotteria: finalmente, mi sono potuto sentire utile, anche se in piccole cose. E’ stato importante che tu abbia iniziato la “Lotteria missionaria”: prima di tutto perché con essa aiutiamo le persone meno fortunate di noi, poi perché abbiamo l’opportunità di fare del bene. Tutti gli ex-allievi che, negli anni, sono tornati a Lombriasco per rivivere i momenti della loro età giovanile, sempre chiedevano di te: se eri in istituto li accoglievi come vecchi amici e parlavi con loro anche fino a tarda serata. Dopo esserti ammalato, ti ho visto raramente: sempre, però, ottimista e anche se i confratelli e i medici ti dicevano di non stancarti e di stare tranquillo, eri sempre affaccendato in qualcosa. Ciò a dimostrazione che, anche quando la salute era cagionevole, non ti sei certo mai risparmiato per ciò che per te era importante. Mi ha fatto molto piacere vedere la passione che avevi per la materia che hai insegnato per una vita, quando hai assistito ai lavori di impianto del nuovo frutteto o quando hai aiutato il nuovo professore che ti avrebbe sostituito in classe. Mi ha impressionato il numero di ex-allievi, di ogni età, provenienti da tutto il Piemonte e non solo, presenti al tuo funerale o durante la celebrazione dei rosari: è evidente che hai trasmesso ad ognuno qualcosa di veramente grande. Ricorderò sempre il tuo sorriso e il tuo “Largo ai giovani” quando passavi in mezzo a noi. Grazie don Sandro.
Giovanni Furlan (III ITA)
Descrivere ciò che mi ha lasciato don Sandro in poche righe? Impossibile, però ci provo. Il primo pensiero che mi viene in mente sono i sabati alla fermata del bus, dove lui veniva sempre per salutarci con “ B uona e santa domenica! ” , scambiando due parole con chiunque fosse presente, raccomandandosi che portassimo i suoi saluti anche a casa. Ci ha sempre incitati a dare il meglio, non senza rimproverarci quando sbagliavamo. Aveva un sacco di metodi per tenerci attenti durante le lezioni e, al tempo stesso, sapeva farci ridere con le sue battute. All ’ inizio della malattia, non vedeva l ’ ora di guarire, per poter tornare ad insegnare. Per me è sempre stato un esempio, un modello da seguire: mi ha aiutata a non abbattermi nei momenti difficili che ho passato; ritengo sia stato come un padre per molti di noi e resterà sempre fisso nella nostra memoria, perché da lui abbiamo imparato tantissimo, umanamente e scolasticamente. Caro don Sandro: da lassù veglia su di noi e proteggici. Ti vogliamo ricordare sorridente come sempre: e come dicevi tu “ Largo ai giovani belli e simpatici! ” . Ciao don Sandro.
Daria Mondino ( I V ITA )