Ricordo di Don Sandro 

Sebbene abbia conosciuto don Sandro per poco tempo, posso dire di essere anche io stato ammaliato dalla sua grande allegria e dalla sua immensa voglia di fare. Non l’ho mai visto arrabbiato, anzi, aveva sempre una parola gentile o una battuta divertente per toglierti il broncio. In questo momento mi vengono in mente tutte le volte in cui sentivo parlare di don Sandro e delle sue lezioni: mi meravigliavo nel sentire quanto fosse bravo nel suo lavoro e ridevo ogni volta che “saltava fuori” la sua lunghissima e onnipresente canna. Ora quella canna c’è ancora: è appoggiata al muro dell’aula di agronomia e sembra quasi un monumento a lui, portatoci via dalla malattia troppo presto. Per quanto mi sforzo di ricordare, non lo ho mai visto con le mani in mano, aveva sempre qualcosa da fare: dalle visite agli infermi alle lezioni, dalle spiegazioni “sul campo” (nel frutteto o in qualche azienda del circondario) ai famosissimi raduni con pranzo degli ex-allievi, ai quali faceva di tutto perché partecipassero tutti, così che mai nessuno venisse dimenticato. Per me don Sandro è stato tanto: dall’amico gioviale al sapiente insegnante; e quando era severo non lo faceva perché volesse il tuo male, ma per correggerti e ricordarti che, per quanto fossi pestifero, anche tu avevi un posto speciale nel suo cuore. Don Sandro ci ha sempre voluto bene: e sono certo che ce ne vuole ancora di più adesso, da lassù, nell’alto sopra le nuvole!

Stefano Rubiolo (III ITA)

Purtroppo, noi di IV ITA abbiamo avuto per pochi giorni l’opportunità di avere un professore così in gamba e colto come don Sandro. Di lui ho pochi, ma intensi ricordi. Ad esempio, mi ricordo di una volta quando Daria ed io, camminando lungo la stradina che conduce al pozzo, abbiamo trovato un’infestante e, non conoscendone la tipologia, siamo andate a chiedere informazioni a don Sandro: lui, oltre a farci una mega-spiegazione, ci incoraggiava nell’impegnarci nello studio. Non dava coraggio solo a noi, ma a tutti quelli che si fermavano a scambiare due parole: domandava come procedessero gli studi, la situazione in famiglia e incoraggiava e spronava in tutti i modi i ragazzi e le ragazze in difficoltà. L’ultimo ricordo che ho di lui risale a pochi giorni prima del suo decesso: eravamo sulle scalinate dell’ingresso della scuola ed ad un certo punto è uscito don Sandro; aveva il viso profondamente segnato dalla malattia e si reggeva a malapena in piedi. Allora Daria ed io siamo andate a salutarlo e vedendo che faceva fatica a camminare gli abbiamo domandato se voleva una mano a scendere i gradini. La sua risposta è stata decisa: “No, grazie”. Secondo me, queste due semplici parole sono la dimostrazione della forza con cui ha lottato fino alla fine contro la sofferenza ed il dolore. E’ stata una grande persona, si è fatto volere tanto bene da chiunque lo abbia conosciuto. Al suo funerale, tutti gli ex-allievi avevano gli occhi lucidi e un sincero dolore stringeva il loro cuore: don Sandro voleva bene ai suoi ragazzi, perché vedeva in loro il futuro e ognuno di loro aveva bisogno di un po’ del suo aiuto. Don Sandro sembrava la reincarnazione di Don Bosco: con un sorriso ci ha lasciato e con un sorriso lo ricorderemo.

Isabella Miniotti (IV ITA)