Grazie Sandro!

Come si fa ad esprimere in un articolo tutto ciò che mi passa per la testa riguardo a te? Si Sandro, ti do del tu, perché era cosi che volevi quando tornavamo da ex-allievi. Ex-allievi. Un traguardo sognato da molti, irraggiungibile per alcuni. Essere ex-allievi vuol dire avere una seconda famiglia che ti accoglie nei momenti di gioia o di dolore. E c’eri tu. Li ad aspettarci a braccia aperte con il tuo sorriso immenso a dirci “Carissimo!”. Io sono uscito da soli due anni da Lombry. E se ci penso mi manca molto il tuo saluto come ex-prof. Però credo che averti come angelo custode sia ancora meglio! Dai Sandro! Devo dirtelo, ci hai lasciato tutti un po’ troppo in fretta eh!? Ti consideravamo un po’ come un essere immortale.
Dai: chi è che a 60anni faceva le scale a due a due per rincorrere un giovanotto di 17 anni gridando “Largo ai giovani!!”?! E per giunta lo prende!! (ciò che normalmente succedeva dopo potete chiedermelo in separata sede) Ti ricordi le litigate con me? Se ci ripenso mi si accende un sorriso. E forse è proprio questo rapporto un po’ altalenante con te che mi ha permesso di diventare ciò che sono. Cosa sono ? Beh, sono un TUO ex-allievo.
E devo dirlo: sono fiero di esserlo! Sai, il giorno in cui ti abbiamo salutato (e ricordati non era un addio, ma un arrivederci), io e i miei compagni di avventure ci siamo trovati e ci siamo detti: “ragazzi, pagherei per farmi di nuovo una settimana a Lombry con Sandro” (lo so che a voi studenti di oggi sembra un’assurdità questa frase, ma proprio perché siete ancora allievi! Appena sarete degli ex vedrete come cambierà il vostro parere). Sarebbe stupendo assistere di nuovo ad una tua lezione! Eri pieno di entusiasmo, di amore per la tua materia, sprigionavi energia e cercavi in tutti i modi di infonderla a noi. Volevi sempre il meglio da noi; conoscevi il nostro potenziale e non avevi pace fino a quando non eravamo al massimo delle nostre capacità.
Alcune delle tue affermazioni mi rimbombano in testa come una canzone che non si riesce a dimenticare. Alcuni aneddoti rimarranno nei cuori di ognuno di noi e li racconteremo ai nostri figli, facendo capire loro cosa si provava a vivere con te. Uomo di enorme sapere, di uno spessore morale eccezionale, incarnazione dell’esempio di Salesiano, uomo di grande fede: queste sono solo alcune delle tue caratteristiche, ma una in particolare mi ha sempre colpito: eri in grado di dare sempre un consiglio. E badate bene ragazzi: dare un consiglio non è difficile, ma è darlo giusto che complica le cose.
Per qualsiasi dilemma, qualsiasi problema Sandro c’era. Era a completa disposizione, studenti e non, allievi ed ex. Sapeva capire il problema, immedesimarsi e dare il suo consiglio. Non mi vergogno di dire che a volte mi hai fatto arrabbiare molto, come molti di voi, e sapete perché? Perche eravamo (o siamo ancora) giovani irruenti e con poco selfcontrol, incapaci di controllare il fiume di emozioni che straripa dai nostri cuori: lui era in grado di capire come sono i giovani e sapeva che, una volta che si sono calmate le acque, tutto si risolve.
Moltissime volte mi sono ritrovato a sbuffare e arrabbiarmi per un voto, e poi ritrovarmi la sera a passeggiare con te a fianco per chiarire tutto. Un abbraccio, un sorriso, un saluto, un occhiolino, una battuta: questi erano i tuoi “assi nella manica” con i quali ci facevi sorridere di nuovo e ci facevi capire che, in fondo, ciò che conta è altro, e non il voto in sé. Ma se vi dico “Chi fuma raccoglie cicche!” o “Fuma fuma che qualcosa resterà!” cosa fate? Ridete, perche vi immaginate quando rincorreva qualcuno per dirglielo; oppure quando promuoveva i LSU (lavori socialmente utili). Eh Sandro ci hai riempito gli intervalli con queste frasi!! E il tutto contornato da un sorriso. Solo gli agrari sanno cosa vuol dire GAL. Lo spiego ai geometri e ai liceali. Durante il tema di agronomia, Sandro scriveva sulla lavagna, proprio sopra la sua testa, l’acronimo GAL che significa Genio Al Lavoro, e stava ad indicare che non si poteva chiedergli nulla durante il compito. Ma poi il suo buon cuore prevaleva sulla legge del GAL e un suggerimento scappava sempre!
Indimenticabile è stato il tuo modo di svegliarci quando eravamo in gita a Barcellona: entrato in camerata dicesti “Sveglia che fuori ha nevicato e ci sono 3 metri di neve!”. Potrei scrivere un libro su tutto ciò che hai fatto di indimenticabile, e che ha reso te indimenticabile. Sandro, credo che tu lo sappia: sotto il porticato c’è una gigantografia di te che vai in bicicletta nel viale, e quando passo di lì mi fermo a guardarti. Ogni volta penso che quella foto rappresenta la tua vera essenza: sorridente, felice della vita che hai fatto, pieno di energie, amante della natura e sempre di corsa! Il conoscerti ci ha cambiato la vita, ci hai resi migliori.
Grazie Sandro! Alla prossima….

Davide Barale
Ex-allievo

“I salesiani passano, don Bosco resta”: questo era solito dire don Sandro agli exallievi che, puntuali e frequentemente, venivano a trovare lui e a rivivere, per una giornata, le emozioni del periodo scolastico. Da come si è potuto vedere nei momenti di preghiera prima e durante il funerale poi, anche don Sandro è rimasto: rimasto nel cuore dei moltissimi ex-allievi, allievi, amici, colleghi e conoscenti. Un’incredibile manifestazione d’affetto, rispetto ed amicizia frutto del tanto lavoro svolto con impegno, entusiasmo e passione per gli allievi ed ex-allievi.
Nella nostra scuola, don Sandro ha lasciato un grande vuoto, perché era un punto di riferimento costante, una persona disponibile in qualsiasi occasione, sempre pronto a dare consigli, dai più semplici a quelli necessari per risolvere le grandi difficoltà che, ogni tanto, la vita ci ha presentato; riusciva sempre a tirarci su il morale quando le cose non andavano per il verso giusto. In classe era un insegnante severo ed esigente, però sempre pronto alla battuta e allo scherzo per rendere le lezioni meno pesanti; famosa era la sua “tecnica del pulcino” per tenerci attenti: perché una volta che ti ritrovavi “pulcino” certamente avresti mangiato il “verme più grosso” ma ti saresti presto anche le “beccate più forti”!
In nome e sull’esempio di don Bosco ha dedicato tutta la sua vita ai giovani, con l’obbiettivo preciso di formarli buoni cristiani ed onesti cittadini; penso ci sia riuscito nella quasi totalità dei casi, anche con quei ragazzi che, per un motivo o per l’altro, non hanno concluso a Lombriasco il loro corso di studi, o che con lui non riuscivano ad andare particolarmente d’accordo.

Michela Battisti
(V ITA)