Caro Don Sandro…

Caro Don Sandro, mi sembra impossibile che per parlarti io sia costretta a scriverti, eppure questa è la realtà, perché tu non ci sei più…
Sicuramente il luogo dove sei adesso ti permette di essere felice e sereno come meriti, non soffri più e non devi più sopportare le pene che la malattia ti ha portato…
Da buon salesiano quale eri, hai amato i giovani fino all’impossibile, al punto da voler bene anche a quelli come me che non erano né tuoi allievi, né legati a te da un rapporto di amicizia stretta. Tu non eri Don Barra ma Don Sandro, l’amico, il confidente, il sacerdote, il professore, il salesiano conosciuto e amato da tutti. Andandotene, hai lasciato un vuoto grande che sarà difficile colmare!
Elisabetta Gatti (IV LS)
Se penso a Don Sandro la prima cosa che mi viene in mente è l’amicizia! Era l’equilibrio ideale tra la severità del maestro, l’affetto di un padre e la voglia di scherzare di un amico. Talvolta era severo sì, come un padre che ama veramente i suoi figli, ti faceva notare l’errore, ti rimproverava, però subito dopo ti invitava a voltare pagina. Era sempre in movimento, le sue giornate scorrevano veloci tra le aule, il viale dei platani, la sala ex-allievi, l’ufficio e la sala giochi. In tanti gli abbiamo voluto bene e ora che non c’è più il nostro affetto non è cambiato.
Marta Calvo (IV LS)
Tanti anni fa è arrivato a Lombriasco un uomo che sarebbe stato il punto di riferimento di moltissimi giovani. Quell’uomo, di nome Don Sandro, era una di quelle persone che, anche se non sopporti durante il periodo scolastico, ti rimangono nel cuore, ti fanno sentire parte di una famiglia più grande di quella che già possiedi…
La sua presenza negli intervalli era sentita, aveva sempre qualcosa da dire, da rimproverare mentre percorreva il viale con la sua bicicletta gridando: “Largo ai giovani!!!” oppure “ Chi fuma raccoglie cicche” o ancora “ Se non sono matti non li vogliamo”.
Queste frasi risuonano e risuoneranno sempre nei corridoi del triennio.
Irene Bolzonella (III LS)
La vita pone di fronte all’uomo molte sfide. E’ stato così anche per il caro don Sandro, per tutta la vita sino alla malattia che, purtroppo, ce l’ha portato via.
Con lui se n’è andato un pezzo della storia della scuola di Lombriasco che non tornerà più indietro ma che rimane vivo nell’animo di tutti gli ex-allievi che gli hanno voluto bene: alcuni, i più attempati, come ad un fratello; altri, i “giovinetti”, come ad un secondo padre.
Sì, perché don Sandro era un amico prima di essere un insegnante con il quale ti potevi consultare in caso di bisogno, sicuro di ricevere il consiglio più adatto. Il suo scopo (e alla fine anche il risultato) era di fare “amare” la materia che insegnava ed è su queste basi che ha forgiato dei bravi professionisti.
Caro don Sandro, il vuoto che hai lasciato è grande ma siamo sicuri che ci vorrai sempre allegri ed “entusiasti”, come ti piaceva tanto dire. Il modo migliore per ricordarti è tramite un sorriso da trasmettere al prossimo.
Emanuel Bonetto
(IV ITA)