Un ricordo in onore di una persona speciale, indimenticabile.

Ecco si apre la porta della tua, della nostra aula di agraria. Sei tu, stretto nella giacca a vento, mani in tasca, visto il freddo di questa serata, e passo spedito. Mi riconosci, e il tuo abbraccio mi dà il benvenuto.

Sai, don Sandro, mi piace quando ci incontriamo. Appena ci salutiamo vedo i tuoi occhi che sorridono, trasmettono gioia e danno proprio la sensazione di accoglienza, nel suo significato più… avvolgente. Non ho avvisato che passavo, ma tanto sapevo di trovarti. Come al solito, so già dove parcheggiare, in che direzione andare e chi troverò pronto ad ascoltarmi. Dici Lombriasco e dici don Sandro, almeno per gli ex-allievi dagli anni ottanta in poi… Mi sento come a casa ancora oggi, ad oltre due decenni dal diploma.

Tu dici che sarà casa nostra per sempre e io sono felice che sia così. Sono solo, allora ti faccio il resoconto di tutta la mia famiglia, passandoti in rassegna moglie (una santa, tu dici), figli (splendidi, secondo te) e genitori (carissimi, certo che te li saluto). Posso dirti come sto io o la cosa non ti interessa? Mi guardi stranito, poi una risata e un sospiro: pensi a quella parte di “barotto” che non ti è riuscito di scrollarmi via. Mi conosci come le tue tasche, sono quasi trent’anni che mi vedi, mi scruti e mi capisci al volo. Anche a scuola era così, soprattutto riuscivi a capirmi quando non avevo studiato e, forse, alla fine convengo che fu giusto rimandarmi a settembre in economia. In fondo eri tu l’insegnante, mica potevo rimandarti io come professore! Forse è proprio questo che ha fatto scattare la molla della nostra amicizia.

Sei persino riuscito a farmi ammettere che quello dalla parte del torto ero io! Poi la fine della scuola: un attimo di smarrimento, nonostante dovessimo ostentare soltanto il lato piacevole della cosa. Era come uscire dal guscio. Ora, passati gli anni, mi rendo conto che la scuola salesiana lentamente mi ha corazzato con i valori cristiani che giornalmente ci invitava a vivere, regalandoceli con l’esempio vivo oltre che con l’insegnamento. Poi abbiamo iniziato a vederci con occhi diversi, liberi dal rapporto insegante-allievo, quel rapporto che ti vincola un po’, perché c’è sempre il rischio che qualcuno deragli leggermente dai doveri. Da allora un susseguirsi di avvenimenti, di incontri, di avventure anche.

Ricordo i pellegrinaggi a Lourdes, le lettere durante il servizio militare, la meravigliosa esperienza in missione in Kenya, da cui prese il via la leggenda di “noi uomini del guado”. Poi ancora i raduni, le visite di “passaggio” e i ritrovi con la scusa di adozioni cambogiane, ore di chiacchiere, a raccontare, a ricordare. Ma , soprattutto, il matrimonio, il mio matrimonio. Tu c’eri. Tu dovevi esserci. Lombiasco doveva esserci. Nelle scelte più importanti bisogna essere sostenuti dalle persone più importanti.

Voi c’eravate. Ricordo bene quale vanto interiore fosse pensare “i salesiani sono venuti per me”. Ci incamminiamo lungo il viale che porta alla vasca, parliamo della nostra vita; ti piace sapere se le tue semine germogliano, crescono e danno frutti, oppure se c’è qualche infestante che ne minaccia la rigogliosità. Lo so che dovevo pregare, chiedere aiuto e conforto alla Madonna e a Don Bosco. Me lo hai detto a scuola, ripetuto a Lourdes e fatto promettere quando hai consacrato le mie nozze: secondo te me lo dimentico? Conoscendoti penso che potresti anche lasciarlo come testamento…

Sei preoccupato per i giovani, hai paura che si perdano, vista la situazione attuale, ma in fondo, forse, è sempre stato così. Sì, è vero, ora ci sono più distrazioni, ma poi ci si accorge quali siano i valori che contano. Come l’amicizia, la voglia di fare sempre qualcosa per il prossimo, soprattutto per i più deboli. Tutte queste cose con il senso della tua vita.

A proposito, come va la tua salute? Ho saputo che hai avuto dei problemi. Non ti lamenti, lo so, dici che il Signore sa cosa fa. Lo spero, ma ho paura, perché se si rende conto di quanto vali c’è il rischio che ti voglia chiamare, avrà sicuramente bisogno di un buon assistente responsabile in Paradiso. Anche lassù ci sarà sempre chi entra in chiesa chiacchierando, chi si attarda nei corridoi e che si presenta ad un’interrogazione “man ‘n sacocia, pipa ‘n buca”. Il Signore vuole gente che sappia infondere del sano BSA (buon senso agrario), che faccia i “tombini” quando necessario, che richiami i “baluba” anche solo con uno sguardo, ma che soprattutto sia un vero esempio di santità.

Nella tua modestia non ti rendi conto che tu hai queste qualità. Io le ho riconosciute in te, come le ha viste anche chi ti chiamava “il Beato” con un pizzico di ironia, sapendo però che stava dicendo una grande realtà. Si è fatto tardi. Anche stasera ti ho trattenuto, so che avresti da riposare. Riguardati, ricordami nelle tue preghiere. So che lo fai, ma mi piace sentirmelo confermare. Mi sembra di essere il tuo ex-allievo preferito. Poi, però, riflettendoci, mi dico che tu dai quest’impressione a tutti. Ne sono convinto. Per questo sei davvero unico. E’ ovvio che continuerò a tornare a Lombriasco, non è il caso che me lo ricordi così insistentemente stasera. Ogni volta ci dici che tu sei di passaggio, ma di ricordarci che questa sarà sempre la nostra casa.

Abbiamo imparato la lezione, almeno questa. Grazie della chiacchierata, ne sentivo il bisogno. Stasera in particolare e, come al solito, ho approfittato del fatto che tu non sai risparmiarti per noi. Apro gli occhi e guardo verso la palestra. Ho parcheggiato nel campo da calcio del biennio, il Rosario è terminato, ormai se ne sono andati quasi tutti. Ho gli occhi umidi, ma non per il freddo o per la nebbia che avvolge silenziosamente ogni cosa. Domani saluteremo un amico. Un grande amico. Saremo tanti. Saremo tantissimi. Ma non saremo abbastanza. Meriterebbe sicuramente di più. Da lassù si sono accorti che era un “big” e allora lo hanno chiamato, ma son certo che prima di andare lui avrà patteggiato di poterci assistere con un occhio di riguardo dalla sua nuova dimora.

Non abbandonava i suoi ex-allievi, perché lo spirito di don Bosco è veramente in lui. Parto. Mi volto verso la sua aula, la nostra aula di agraria: vedo il suo sguardo, i suoi occhi sorridenti come lo ho sempre conosciuti. Grazie di esserci stato. Grazie del bene che mi e ci hai voluto. Grazie perché so che sempre vigilerai su di noi. Spero che il Signore mi renda degno dell’onore che ho avuto: la tua amicizia. Mi mancherai. Mi rimane di te un esempio inarrivabile che vorrei fosse la lineaguida di tutta la mia vita. Allora significherebbe veramente aver imparato la lezione.

La tua lezione più importante.

Ciao don Sandro.

Un ex-allievo, uno dei tanti.
Silvio Gonella